di: Comune di Verbania

Shrouds - Ellie Ivanova

  • Dal al

Dal 13 settembre al 25 ottobre 2025

Inaugurazione 13 settembre con partenza ore 17:00 da Casa di Alice

Laboratorio gratuito con l'artista alla Specola 13 settembre ore 10:30 e 28 settembre 10:30. In caso di maltempo gli eventi saranno rimandati.

Per inaugurazione mostra, partenza percorso guidato da Casa di Alice fino a Biganzolo, 13 settembre ore 17:00.

Aperitivo offerto dall'Associazione Lakeside

Installazione site-specific per la Specola di Pallanza (visibile tutti i giorni, 24 ore su 24, guardando da fuori e premendo il pulsante per illuminare)

A Biganzolo:

Lakeside Art Gallery
Piazza Morrone 1
28920 Biganzolo
VB
info@lakeside.vb.it
349 6818393
Giorni e orari di apertura: Ven-Sab-Dom*, dalle ore 16 alle 18.30 e su appuntamento.

Una mostra diffusa e condivisa a cura Lakeside
In collaborazione con NonEdicola ai Pontini, Falcioni/Gish, Casa di Alice APS e Zetabi Cornici
Con il patrocinio della Città di Verbania


La memoria della mano – Gesti in via di scomparsa

Ellie Ivanova --- Progetto artistico partecipato ,laboratorio per Specola.

Negli ultimi anni, prima gradualmente con l’arrivo di smartphone e app che hanno esteso le nostre capacità manuali, e poi sempre più acceleratamente con l’avvento dell’intelligenza artificiale, stiamo assistendo a un cambiamento profondo nel nostro rapporto con la creatività, il fare e il mondo materiale. La tecnologia, offrendo nuove possibilità, sta contribuendo a un processo di deskilling: la perdita progressiva di abilità manuali, saperi artigianali e gesti quotidiani che hanno storicamente definito il nostro essere umani. Questa perdita di manualità può essere paragonata alla perdita di biodiversità: non solo in senso pratico, ma come impoverimento culturale e identitario.

Questo progetto si propone di richiamare l’attenzione su questo processo attraverso un’azione artistica partecipata che valorizza la memoria del gesto manuale e il suo valore trasformativo. Con questa iniziativa che intende ristabilire un legame consapevole con gli oggetti, i movimenti delle mani e la creatività fisica, attivando la memoria della mano e la visualita' del gesto attraverso la cianotipia.

Dopo la preparazione di un numero di fazzoletti di stoffa sensibilizzati, cittadini e visitatori saranno invitati a ricordare un gesto manuale appreso in passato – un’attività manuale, un lavoro fatto con le mani, l’uso di un attrezzo o di un dispositivo, che oggi non praticano piu' – e a rappresentarlo facendo un’impronta della propria mano su uno dei fazzoletti sensibilizzati. Questo gesto, trasformato in immagine, diventera' una traccia visiva e poetica della memoria individuale.

Al termine del laboratorio, tutti i fazzoletti con le impronte verranno raccolti e composti in un grande mosaico di tessuto: un “muro della memoria” fatto di piccoli gesti dimenticati, che sarà installato su una parete in uno spazio della galleria. L’opera diventerà un monumento collettivo alla creatività fisica e alla nostra connessione con la realtà materiale, un archivio visivo dell'intelligenza meccanica della mano da conservare, condividere e riscoprire.

BIO ELLIE IVANOVAEllie Ivanova (MFA, University of North Texas) è artista e ricercatrice visuale che lavora tra gli Stati Uniti e l'Italia. Il suo lavoro è centrato sulla sperimentazione che indaga i confini della fotografia in cerca della sua elusiva definizione essenziale. Il suo interesse si basa sui concetti di memoria e realtà, temi fondativi del medium, che lei sviluppa e mette in questione mediante processi antichi e contemporanei in confronto. Creando fotografie tattili, che coinvolgono il gesto della mano e l'occhio, la sua prassi punta sull'aspetto materiale e fisico di un'arte apparentemente ottica. I concetti importanti sono la superficie portatrice dell'immagine, sensibilità e reazione, mutazione, effimerità e permanenza e l'archivio come metafora sociale. I lavori di Ellie sono stati esposti in mostre negli Stati Uniti e l'Italia, alla SohoPhoto di New York City, Brookline Art Center, Wichita Falls Museum of Art, Philadelphia Photo Arts Center e PRC di Boston, a 091 Art Projects ed Eglise a Palermo e recentemente, al Museo del Paesaggio a Verbania. Sono parte della collezione permanente di Fort Wayne Museum of Art, la collezione di Human Rights Art al South Texas College e numerose collezioni private. Ellie è stata visiting artist al Dallas Museum of Art nel 2018 e il suo progetto è stato scelto per la panoramica Discoveries of the Meeting Place di FotoFest, a Houston, nel 2020. Tra i premi e riconoscimenti più importanti sono il Porter Fellowship del Business Council for the Arts di Dallas, Clardy Award di Fort Worth Art Dealers Association e Society for Photographic Education National Award. Ha presentato artist talk e conferenze sulla teoria della fotografia in molti convegni come Kunsthistorisches Institut Florenz, ECER, College Art Association, InSEA e NAEA.

STATEMENT

Shrouds è il progetto in corso dell’artista Ellie Ivanova, in cui fotogrammi cianotipici di grande formato trasformano il corpo umano in sagome sospese tra presenza e assenza, impronte visive dell’interiorità. Ispirandosi a gesti legati al dolore e al disagio sensoriale, queste figure evocano un corpo poroso, in continuo scambio con il mondo esterno — biologico, sociale e cosmico.

In questa installazione site-specific, le opere diventano membrane tra interno ed esterno, luce e ombra, vita e morte. Create attraverso tecnica fotografica di impronte di luce assorbita, si proiettano verso l’ambiente circostante come costellazioni incarnate. L’osservatorio, un tempo rivolto al cielo, si trasforma così in spazio di introspezione, dove la fragilità umana si rifrange tra luce e tessuto.

Ispirata da artiste come Ann Hamilton, Rebecca Belmore, Ana Mendieta e Sophie Calle, Ivanova utilizza la cianotipia — tecnica a metà tra scienza e arte — per registrare contatto ed esposizione con immediatezza. Qui diventa sudario: traccia della sofferenza e della resistenza, velo che preserva ciò che svanisce. Le immagini richiamano tanto radiografie e sudari funebri quanto mappe stellari, collocando il corpo vulnerabile in una dimensione universale.

Shrouds ci invita a riflettere sulle soglie che abitiamo: tra corpo e mondo, individuo e collettività, quotidiano e celeste. Nel loro bagliore blu, queste presenze spettrali ci ricordano che il corpo non è mai chiuso, ma parte di un tessuto più vasto e permeabile dell’esistenza.

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